fbpx

Storia delle unghie

Storia delle unghie

Storia delle unghie

Osservando l’attuale mondo delle unghie, non è facile immaginare come fosse qualche decennio fa, quando tutto cominciò.

Posso dire, con un senso quasi di compiacimento, che io c’ero!

Da fruitrice del servizio ho vissuto gli esordi del nostro settore nell’ultimo decennio del secolo scorso.

Da operatrice esordiente ho attraversato la fase dello sviluppo delle tecniche e dei materiali nei primi anni duemila.

Ho cavalcato poi l’onda del boom, ho assistito ai grossi cambiamenti e sto vivendo adesso gli anni del consolidamento e della conferma delle aziende di vero spessore.

Oggi posso affermare di avere un quadro completo grazie al fatto di essere una veterana del mio mestiere.

Quando in Italia giunsero dall’estero i primi materiali si faticava a reperirli presso i saloni di estetica, persino nelle città più grandi. Era un settore di nicchia. Le scarse nozioni tecniche derivavano da un imprinting di provenienza statunitense, che veniva trasmesso contestualmente al prodotto da utilizzare. La cliente finale che si recava presso l’estetista (il termine onicotecnica fu introdotto più tardi) non aveva cognizione alcuna di come dovesse essere effettuato il trattamento, dei vari passaggi, dei prodotti da utilizzare, della loro sequenza di utilizzo.

Né aveva la benché minima idea di come dovesse presentarsi il risultato finale, cosa ulteriormente rafforzata dal fatto che non esistevano armi potentissime chiamate Facebook, Instagram e Pinterest.

Quindi, facendo la somma di tutto ciò, è facile dedurre come le prime onicotecniche non fossero stimolate a crescere, a superare delle aspettative, a combattere per oltrepassare i propri limiti o la concorrenza. L’onicotecnica (ante litteram) era in fin dei conti una dilettante allo sbaraglio, spinta però da una forte ed instancabile passione per questo nuovo mestiere.

Gli anni trascorrevano in fretta. Con le prime aziende statunitensi, fecero il loro ingresso in Italia anche le prime aziende provenienti dalla Germania. Si iniziò a parlare di gel (spesso trifasici) e di acrilico, mentre lo smalto semipermanente non esisteva ancora, neppure nella più fervida fantasia dell’onicotecnica.

I corsi avevano la durata di qualche giorno ed erano affollatissimi, disorganizzati, poveri di nozioni (in quanto forse neppure le docenti erano coscienti di tutto ciò che andava fatto).

Io capitai proprio in uno di questi e ricordo tutto perfettamente. Quattro giorni, gel e acrilico, tip e french strutturale. Non esistevano gel colorati e nessuno poteva immaginare che il monocolore un giorno sarebbe diventato un must irrinunciabile, soppiantando il re indiscusso del periodo: il french. Ricordo che desideravo le unghie quadrate, larghe e con la smile line dritta e alta, fino anche a metà del mio letto ungueale. Perché sí, va ricordato anche questo: i gel per camouflage non esistevano ancora!

La vita dell’onicotecnica era piuttosto semplice. Non si correva quasi mai il rischio di cadere in richieste particolari. La cliente si accomodava e si poteva cominciare subito il lavoro, senza neppure perdere tempo a decidere. La cliente non aveva idee, e l’onicotecnica poteva procedere direttamente con il tanto amato french.

Un altro piccolo ma importante dettaglio è costituito dalla limatura: rigorosamente a mano, con la lima o al massimo con una rudimentale fresa “vibrante” munita di cilindri in cartone.

Nel frattempo la voce andava spargendosi e “quella delle unghie” si affermò pian piano come ONICOTECNICA.

I centri che proponevano il servizio aumentavano sempre più e anche le aziende.

In pochi anni divennero centinaia e nacque il primo padiglione interamente dedicato al “settore unghie” all’interno della fiera internazionale dell’estetica: era il mitico tendone nero del Cosmoprof, affollatissimo e desideratissimo paradiso di ogni onicotecnica italiana.

In tutti questi anni non c’è mai stata crisi, alla faccia di chi all’epoca mi disse che sarebbe stata una moda passeggera! Tutto si è evoluto ed ingrandito, subendo anche degli scossoni importanti, ma sempre in crescita e miglioramento.

Nel 2006 fece il suo ingresso in italia la prima azienda proveniente dai paesi dell’est, rivoluzionando l’intero sistema di lavoro, e apportando conoscenze fino a quel momento mai raggiunte. Era arrivato Crystal Nails, coi suoi cento gel colorati e con il suo innovativo “cover pink”. Finalmente nascevano i parametri attuali del french: la smile line profonda e definita, la french inversa, la sfumatura meravigliosamente realistica del camouflage.

La formazione iniziò ad assumere un ruolo di primo piano, i corsi iniziavano ad avere spessore, finalizzati a costruire davvero una figura preparata e professionale.

Per la prima volta si iniziò a suddividere il percorso in fasi crescenti, a distinguere il lavoro tecnico da quello artistico e si accese finalmente la fiamma della Nail art.

Fu l’introduzione di materiali sempre più performanti a permettere la crescita delle tecniche di Nail art. Molte artiste, pittrici, decoratrici, iniziarono ad avvicinarsi a questo mondo portando le proprie conoscenze sulle unghie delle proprie clienti.

La nail art esplose letteralmente a partire dal 2009-2010 circa. Le clienti volevano french colorati e decorati su tutte e dieci le unghie.

D’altro canto la struttura non smise di evolversi con l’introduzione ormai generalizzata della formina, e lo studio delle forme estreme, prime tra tutte lo Stiletto.

Il monocolore arrivó subito dopo questa fase, forse proprio per contrasto a tanto sfarzo e abbondanza artistica.

Crystal Nails era già pronta da tempo con almeno 600 tonalità e sfondò il mercato con l’uscita dei Royal gel nel 2013!

L’età dello smalto semipermanente arrivó inaspettatamente, aggiungendo un nuovo servizio, più economico e più rapido, sulla scia del nuovo must richiesto dalle clienti: unghia corta e discreta.

La chimica dei materiali venne letteralmente stravolta nell’arco di più di venti anni di attività. Dagli esordi ad oggi nulla è rimasto invariato.

La maggior parte delle aziende di vecchia generazione, all’epoca grandi colossi che si dividevano il mercato, ha lasciato spazio a tante piccole aziende piuttosto omologate nell’offerta di materiali e tecniche.

Crystal Nails, ed io ne sono testimone, è stato un caso unico e raro: una grande azienda con alle spalle enormi risorse economiche finalizzate alla ricerca e allo sviluppo di materiali certificati e funzionali. Il mondo delle unghie possiede un grande debito nei confronti di Crystal Nails: a CN si deve la creazione di un protocollo formativo graduale e dettagliato, peraltro molto spesso soggetto a tentativi di copiatura, si deve la creazione di figure specializzate nella formazione (le Master), si deve l’invenzione del campus come strumento di massima formazione e ricerca di nuove insegnanti.

A Crystal Nails in realtà si deve riconoscere anche il merito di aver contrastato negli anni (con successo) l’appiattimento e la staticità ai quali, volenti o nolenti, si va incontro in ogni settore, se privo di innovazione e stimoli. Sulla scia di tanto lavoro ed eccellenza, si è creata una concorrenza agguerrita, un seguito, un brulicare continuo che ha contribuito a manette il settore attivo, fervido come non mai.

Condividi questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *